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martedì 7 giugno 2016

de perto ninguem è normal - da vicino nessuno è normale

no. non l'ha detto Basaglia. è in raltà un verso di una canzone di Caetano Veloso, artista bossa nova tra i miei prediletti anche se come Joao Gilberto non ce n'è.
da vicino nessuno è normale, almeno così si dice, così si rassicura l'amico che dice "sono matto" con delle pacchette sulla spalla.
pat pat.
"de perto ninguem è normal"
l'amico, come si sente dire così, strabuzza incredulo gli occhi e si sente isolato, incompreso, pensa "ma come, io mi sento fuori di testa e questo mi fa pat pat "
eh vabbè
difatti, tanto per cambiare, mi sento molto ma molto confusa. non riesco a dormire, sono stanca ma non riesco a dormire. penso sempre al gattino Meucci, ora ha trovato una famiglia splendida. penso a quando l'ho portato sulla lettierina, e lui mi ha mostrato che sapeva fare la cacca da solo, aveva un visetto SERISSIMO e sembrava dicesse "la mia mamma mi ha insegnato che si fa così e così" con la minizampina in alto. visetto di 2 centimetri quadri.
una cosa tenerissima.
penso alle poppate tutte d'un fiato e al fatto che con il pancino pieno si addormentava col ciuccetto ancora in bocca. e le zampine che stringevano il mio polso. e addormentavo, mollava anche tanti calcetti, muoveva le orecchiette, i baffini, faceva tanti sogni.
il ricordo di meucci mi leva il sonno. mi manca mi manca da impazzire.
il latte in polvere per gattini sa profumo di galatine, e lo preparavo anche per pablino. nelle notti in solitudine a cazzago di pianiga, dove abitavo, quella maledetta estate in cui ha iniziato ad avere le convulsioni.
l'odore del latte in polvere mi ha proprio fatta ripiombare indietro di cinque anni, estate 2011. non c'è niente di più potente di un odore. e in quel periodo, sapone leniderm, latte in polvere per gattini, detersivo. sigarette. sono tutte cose che mi riportano lì, al mio primo figlio perché non mi vergogno a dirlo, pablino per me è stato un figlio, gravemente malato. che poi è morto.
ho spiegato ad emme le mie perplessità: se ho amato così tanto pably da rivederlo nello splendido meucci, ninetto capitatoci tra capo e collo così (e fortunatamente sano come un pesce, la sua nuova mamma mi manda le foto per whatsdapp, in una settimana è raddoppiato e fa delle facce impagabili di soddisfazione.... si lava, sorride, mangia, dorme corre e gioca come un fringuello ed è amatissimo)
come potrò amare un bambino?
senza pelo, senza coda, senza (scrivo le mie paure e non quello che penso che sarà, beninteso) una personalità prima di qualche mese? un bambolotto calvo e puzzolente? perché coi ruttini di Meucci mi squagliavo di tenerezza e temo i rutti di mio figlio e me li immagino disgustosi come quelli di un metallaro obeso e sudaticcio alla festa della birra?
emme dice che quello che dico è stupido e che non possiamo sapere cosa penseremo di nostro figlio prima che nasca, perché noi di figli non ne abbiamo mai avuti
io replico che sono un mostro anche solo ad averceli, certi pensieri. amo più i gattini di un bambino e quest'idea apparentemente stupida è sempre più reale e definita dentro di me. e mi toglie il sonno alla notte, mi fa piangere di giorno (fortuna che soffro di allergia e che gli antistaminici sono vietati in gravidanza, posso sempre dire dannati pollini)

da vicino nessuno è normale.
fai yoga, dicono. quando per me lo yoga è una delle ennesime sminchiate da fricchettoni orientali, buone solo per quelli che hanno voglia di sentirsi fricchettoni. lo chiamo PATTUME orientale, e lo infilo assieme a tutte quelle pratiche modaiole come il reiki, l'aromaterapia, l'omeopatia, l'agopuntura e stronzate varie.
su di me certe cose sortiscono l'effetto opposto e mi esplode l'embolo. ma perché cazzo devo stare calma, proprio ora che sto capendo quanto mostro sono^? come potrò essere meno mostro se prima non tocco i miei confini, le mie pareti nude dopo aver distrutto tutto di me stessa a sprangate? non voglio una yoga-sedazione. una meditazione per stare calma. un mantra da recitare per tornare nella gabbia dei matti.... e certo
al bar sarebbe più bello vedere la donna incinta (ormai si vede la pancia) pontificare di quanto felice e gioiosa sia la gravidanza, parlare di appuntamenti dall'ostetrica e di pratiche orientali così facili, così portatrici di pace. la tipica mamma di sinistra col vestitone a fiorami, nel sole, che sorseggia una tisana e racconta, compiaciuta, di quanto miracolosa sia la vita.
e no, ragazzi, non è questa la verità!
la verità è che fare un figlio porta con se milioni di domande sul fatto se saremo o meno adeguate al compito. se siamo sufficientemente buone, brave, e come a Natale essere felici è OBBLIGATORIO. pena la morte sociale.
e mi ripeto, lo so, ma io il secondo mese l'ho passato dicendo "è morto è morto è morto" e non sono pentita di averlo detto anche ad alta voce. perché le donne che fanno yoga, che si accarezzano la pancia perché l'ostetrica ha detto loro di farlo, che tremano all'idea di non amare abbastanza ma si vergognano di poterlo ammettere.... tutte quelle donne lì alla fine sono sole. e poi non mi meraviglio proprio per niente se grazie alla presunta pace dello yoga o dei falsi sorrisi avvengano infanticidi e delitti orribili. Medea i suoi figli li ha uccisi e macellati e serviti come cena. e io non voglio fare finta che queste cose non esistano, dentro al lato in ombra di ciascuno di noi e no.
nessuno da vicino è normale.

mercoledì 11 maggio 2016

ieri sera non riuscivo a fare niente.

la giornata è stata lunga a causa delle nausee. ho fatto due fughe in bagno, in ufficio, guardare il computer era dura. mi sono portata da mangiare da casa, è da lunedì che lo faccio, le cose che mi porto da casa sono più sane e meno "rigettose". niente di speciale eh, intendiamoci. sono fortunata, l'unica voglia che ho è la voglia smodata di carote crude. mangio carote come piovesse, addirittura mi genera benessere fissare la foto di una carota. annusare una carota. insomma oggi mi sono portata carote e pelacarote.
anche perché ho il terrore di ingrassare troppo, perché per me dimagrire è molto difficile e da quando ero ragazzina soffro di disturbi alimentari oscillando tra bulimia e Binge Eating Disorder. pesarmi per me è un momento estremamente critico e personale. dire quanto peso, ancora peggio.
non avevo neanche una bilancia in casa, prima di rimanere incinta. non sapevo quanto pesavo prima che mi crescessero le tette, mi sono pesata dopo, quindi in teoria il peso prima della gravidanza non lo conosco.

la giornata ieri, dicevo, è stata eterna. sono arrivata a casa e avevo piccoli crampi addominali e capogiri e una tendenza al vomito non proprio da ridere.
emme è stato meraviglioso, io ho tirato fuori un sorriso e ho lavato piatti e sistemato la cucina, lui ha fatto il resto.
la spesa, le orate, l'insalata.
mi ha convinta a buttarmi in divano con i nocciolini caldi sulla pancia. come mi sono sraiata sono partita a piangere, pensando a Pablino il mio gattino epilettico ormai in cielo da due anni.
e a quanto l'ho amato, quanto.
e se riuscirò mai ad eguagliare quell'amore con quello per mio figlio/mia figlia
e pensando che comunque ogni minuto in cui guardavo Pablino mi si riempivano gli occhi di lacrime e mi chiedevo se lo stessi amando abbastanza. perché se lo avessi amato abbastanza sarebbe stato salvo e non più malato, ma il mio amore non riusciva a guarirlo.
emme è venuto a controllare come stavo e mi ha trovata così, piangente sotto il piumone e coi brividi di freddo e questa mattina mi ha scritto su whatsapp che aveva fatto un incubo ma che non me ne voleva parlare.
e mi sono chiesta se l'incubo che emme ha fatto sia colpa della mia spossatezza di ieri. ho davvero fatto fare tutto a lui.
oggi piove.
oggi ho portato asiago, carote, mele, crackers integrali.
il cielo sembra giallo e io sono a Padova, come ogni mattina. nonostante emme mi avesse detto che forse sarei dovuta restare a casa oggi, che mi vedeva stanca ed esaurita.

in giorni come questi mi chiedo se il mio cuore sia abbastanza grande per amare come merita iol mondo meraviglioso che mi circonda.
e mi sento tristissima

martedì 3 maggio 2016

non sono una bella persona.- post eterno pesante e tronfio

lo dico sempre. il mio difetto peggiore è l'invidia.
l'invidia mi rende malvagia, cattiva, vendicativa. la mia invidia si placa solo col tempo, tanto, ma tanto tempo. qualcosa come circa una quindicina di anni.
non prima.
l'ho sempre detto, nessuno mi crede, ma so essere furibonda quando sono invidiosa.
e il fatto che io sappia perfettamente che il sentimento d'invidia è negativo, mi rende pure autolesionista.
oltre ad essere invidiosa, mi sento in colpa per esserlo. pertanto mi mortifico. ma l'automortificazione porta la mia invidia a crescere ancora. la spirale si autoalimenta e mi fa soffocare.

dicono che la gravidanza porti introspezione e temo che sia vero.
ci si studia, si diventa più "parasimpatiche", nel senso che stiamo attente anche ai lati più oscuri, meno logici di noi stesse. lati che non abbiamo mai provato a descrivere con delle parole, lati neanche pensati, ma solo percepiti come un infrasuono durante un film dell'orrore. quel brivido lungo la spina dorsale che origina da un suono che il tuo timpano non traduce come "suono" al tuo cervello, ma come "brivido" sulla tua pelle. e basta.

lati non descrivibili di noi improvvisamente sentono la necessità di essere immortalati con delle parole, delle immagini, degli esempi.... all'università ricordo una lezione, una delle più preziose della mia vita, a livello culturale ma soprattutto personale. veniva spiegato come, nella storia, quando veniva fatta della mitografia (quando cioè un mito greco veniva descritto, in un'opera letteraria) significava che quel mito era già morto.
altrimenti che senso aveva parlarne?
non descrivi qualcosa di evidente a tutti. non spieghi a nessuno che l'erba è verde, avrebbe senso farlo solo se l'erba non esistesse più, giusto?

la necessità che ho, urgente, di descrivere la mia invidia, mi lascia sperare che sia in fase di esaurimento. ovviamente la mia invidia riguarda la conoscente, che al primo tentativo è rimasta incinta e che ora, assieme al suo compagno che è uno storico amico di emme, ci perculano.
nel senso che amano dire "oh, voi due anni noi invece ZAC, al primo colpo". lo dicono a noi e anche ai nostri comuni amici.
lei alla comunicazione ufficiale agli amici, avvenuta come da etichetta allo scadere del primo trimestre (io ed emme invece dalla gioia non siamo invece riusciti a tenercelo per noi) ha detto anche "quella sera le mie ultime parole famose sono state BOF, NON RESTERO' INCINTA FACILMENTE e poi mi sono addormentata sul cuscino e invece ZAC" e poi mi ha guardato e ho colto un sorrisetto (dimmerda) probabilmente motivato dal fatto di essersi resa conto di aver detto uno sproposito con me presente, ma tant'è, #sonofiganonèmicacolpamia.

insomma, io ci resto male ma il problema è mio. li rifiuto, rifiuto la loro presenza. se facessi notare loro che queste frasi mi feriscono, sono sicura, conoscendoli, che direbbero che non so stare allo scherzo, che sono priva di ironia, che sono pesante. che siamo pesanti. perché questo malcontento coinvolge anche il mio splendido meraviglioso emme. che pure lui ci è rimasto di sasso davanti a certe sparate.

e una cosa bella, magnifica, come l'immaginare chiara-daniele coi capelli biondi come i miei, ricci come i suoi, ridere di gioia e fare un sorriso speciale al suo papà e sapere che la sto fabbricando in questa pancia e che in ogni momento della mia vita mi porto dentro non solo un pezzettino di emme, ma una nuova vita che avrà i suoi cromosomi oltre che i miei

una cosa così bella
assume un sapore amaro.

mi sono sfogata, ecco. (mi sfogo spesso ma in realtà non serve a molto...)

martedì 8 marzo 2016

Otto Marzo

tra una lista sinistri e un po' di pioggia e un computer che non funziona e il freddo fuori, alla fine oggi è la festa della donna.
e non riesco proprio a gioire, del fatto di essere donna.
questo perché la maggior parte dei difetti femminili sono anche i miei difetti.

1) per esempio, il mio peggiore e inconfessabile, l'invidia.
sei più bella di me. più ricca di me. più intelligente di me. più intonata di me. hai capito le cose prima di me. i fattori, questi, che ingoio a malapena. ci provo, davvero, ma non ci riesco sempre, anche se sto facendo dei progressi. quello che prima per me era ingestibile per un mese e mezzo, ora diventa ingestibile in una settimana.
ricordo che anni fa frequentavo delle altre persone, e tra queste c'era una ragazza bellissima. ma proprio una specie di cerbiatto con gli occhi da angelo e un corpo da amazzone. di mestiere era ballerina, che io sappia lo è ancora. parlava le lingue essendo bilingue. e in qualsiasi momento della giornata, nonostante fosse una fumatrice, profumava di fiori.
io volevo sfigurarla e per questa cosa sono stata malissimo per un mese e mezzo, appunto. solo la sua esistenza mi gettava nella disperazione.
questo è un difetto tipicamente femminile del quale non riesco a liberarmi.

2) per esempio, l'apprensione.
io sto in ansia per tutto. emme esce, va a fare la spesa, non torna subito e per strada passa un'ambulanza. ecco che in zerodue gli telefono e se non risponde lo richiamo e lo richiamo per chiedergli se sta bene. ok questo non succede proprio sempre, ma spesso. se mia mamma non risponde al cellulare e neanche al fisso io mi agito come una furia. se mi attraversa la mente che forse ho per sbaglio tritato quel documento di lavoro importantissimo ed è sabato mattina, l'angoscia mi chiude la gola per l'intero weekend. se uno dei miei gatti non salta fuori in casa perché si è nascosto, la prima idea è correre in strada e controllare che non si sia lanciato dal balcone, col cuore a duecento. non è vita. è fuori controllo. e non so proprio come gestire questo lato di me.

3) per esempio, la curiosità.
suona il telefono e mi mordo la lingua prima di chiedere "chi era?". perché di istinto, lo farei. vorrei controllare tutto, lurkare tutto, sentire che se voglio le informazioni sono tutte nel mio pugno. la cosa è stupida, non ha senso, è piuttosto sgradevole da subìre e inutile nel praticarla. se uno vuole farti cornuta lo fa lo stesso, e se è furbo ti dà l'illusione di avere il controllo e dalla porta del retro ti fa fessa come niente, se sei una donna. perché diciamolo, spesso le donne sono abbastanza fesse....la curiosità nelle peggiori delle situazioni poi sfocia nel pettegolezzo, nel gossip. che bello sapere, sentire dettagli pruriginosi sull'amico, sul collega. peccato che quei dettagli magari sono la descrizione di una situazione che in quell'amico, in quel collega, stanno generando una grande sofferenza. il gossip difficilmente è indolore, il rispetto per l'intimità altrui, spesso ignorato dalla maggior parte delle donne.

4) per esempio, l'attaccamento alle cose materiali.
dove per "materiali" intendo proprio gli OGGETTI. non riesco a buttare via nulla, tutto per me ha un valore affettivo inestimabile, mi circondo di cartacce di caramelle, ritagli di giornale, raccatto orsacchiotti da terra, non riesco a buttare via i pantaloni mangiati da pablino il gatto epilettico. se per errore rompo un bicchiere cui tengo sono pianti disperati. se infeltrisco un maglione mi armo di balsamo pantène per capelli lisci effetto seta e cerco di rianimarlo (molto spesso, devo dire, con successo).il risultato è un disordine immane, che rispecchia, temo, il mio caos interiore. perché alla fine non trovo mai niente in mezzo al mio casino.

5) per esempio, la vanità.
pausa caffè, le colleghe ridono. e la sensazione che mi stiano guardando. e ridendo di me. per esempio, la sensibilità ai complimenti e alle lusinghe. l'estrema facilità con cui mi sento esclusa e messa da parte, giudicata se ho detto oppure non ho detto, la perpetua ansia da prestazione che mi impedisce di essere spontanea.

6) per esempio, l'ambiguità.
che sarebbe la difficoltà di dire quello che penso. si vuol dire non so, non so vuol dire no, no vuol dire si. mi sforzo, lo giuro, mi sforzo di dire quello che penso, ci riesco a patto di fare un lunghissimo, eterno lavoro di cesello sulle parole. se devo dire una cosa brutta la dico in un modo talmente edulcorato e arzigogolato che poi alla fine non si capisce niente. pane al pane, vino al vino. ti piace apocalypse now? ecco, no. secondo me è un film che fa schifo. e non mi ha fatto ridere Frankenstein jr. e no grazie il cioccolatino non lo rpendo, perché a me purtroppo la cioccolata dà allo stomaco oltre che sui nervi. da queste cose dovrei partire, per migliorare.

tutti questi sono difetti brutti, proprio brutti, e sono arcisicura che l'elenco sarebbe ancora molto lungo.
vorrei proprio tanto questo otto marzo, non tanto cercare di diffondere il fatto che l'icnendio della Cotton Factory è in realtà una bufala, quanto annotare questi pensieri per migliorare. ché a fare il maschiaccio coi capelli scarmigliati e coi buchi sulla maglia per poi perdersi in banalissimi bicchieri d'acqua, son capaci tutti.

buona festa della donna. fatemi gli auguri. ne ho bisogno.

lunedì 7 marzo 2016

un concerto rock - e alla fine sentirsi una brutta persona

è tremendamente difficile scrostarsi di dosso questa sensazione. in me è molto radicata, da che ho consapevolezza di me mi sento così. sin da bambina mi sento così e non si può attribuire la colpa alla mia splendida famiglia, che mi ha sempre amata e protetta. credo anzi che si nasca, come con una deformità.
venerdì sera c'era un concerto in un locale non lontano da casa, niente di che, niente di strano. un concerto di quelli che piacciono a me, e di musicisti miei conoscenti.
ho un debole, si sa, per il rock, un enorme debole, quando sento ROCK AND ROLL io tendo a non capire più niente. specie se è suonato dal vivo.
il concerto era in una stanza con un'acustica pessima. il locale era un locale dove andavo praticamente sempre, nella mia ex vita. il titolare è un amico, lì avevo fatto anche la festa di matrimonio, per me quello è un posto speciale, molto speciale.... inoltre hanno ristrutturato tutto, rispetto a quando ci andavo io. al posto del cesso alla turca ora ci sono i bagni divisi maschi e femmine, il parcheggio è stato coperto di ghiaia, non c'è più il pantano. la stanza dei concerti è un salone bello grande, come nelle birrerie tedesche, insomma è anche più bello di quando andavo io. per contro il menù è immutato. si mischia il vecchio e il nuovo, e lì io ci vado sempre volentieri, a maggior ragione quando c'è musica dal vivo, la mia grande passione da sempre.
il problema è che quando ci sono eventi così, alla fine incontro gente che non vedo da anni, che saluto volentieri, e che sono felice di rivedere.
e in certi momenti tra baci e abbracci mi sento quasi, come è accaduto anche lo scorso settembre, alla sagra paesana del paese dove vivevo da sposata, la guest star.
"guest star" è una locuzione che non sono abituata ad attribuirmi, ma l'ha fatto invece un amico che era con noi. e non so se sia una mia paranoia o se fosse invece vero, ci ho sentito dentro come una vena di disprezzo, nella voce.
non essendo abituata alle cerimonie nei miei confronti e pensando di non meritarmele (a maggior ragione da persone che mi hanno ignorata nei momenti più difficili della mia vita), molto probabilmente quando mi sento abbracciata e accolta vado in confusione, e si vede subito, arrossisco, mi prende il batticuore. si vede, insomma, che sono emozionata. venerdì sarebbe potuto esserci anche l'ex per quanto ne sapevo, a me non importava se ci fosse o meno. quella è una cosa finita, e finita bene.
ma non c'era, c'erano invece gli altri componenti della band che non vedevo da quattro anni. ci siamo salutati,. io confusissima ridendo ho detto "si dai qualche volta passo anche io per di qua" ma c'era casino. non si sentiva niente, la musica era alta.
il titolare è stato chiamato a fare un pezzo con la band, era visibilmente in imbarazzo.
quando è sceso dal palco lui ha fatto il gesto della strizza con la mano e io e la mia amica lo abbiamo abbracciato, ammucchiate sopra quest'uomo non troppo alto e bello paffuto. abbracciare l'oste che diceva "ogni volta che mi fanno salire sul palco mi cago addosso, grazie ragazze"
morale della storia
mi sono divertita tanto, mi è venuta un po' ni nostalgia e adesso mi sento in colpa per queste due cose
per essermi divertita
e per la nostalgia.
emme era con me e socializzava con i miei ex amici. la musica era davvero troppo alta quindi mezzo concerto lo abbiamo sentito da fuori, e nonostante ciò le orecchie ci hanno ronzato per tutta la notte.
emme fantastico.
ero tanto contenta di dividere con lui una serata come quella.
l'ho presentato a quelli che sono riuscita, qualcuno invece lo conosceva già, perché il mondo è piccolo e la vita è breve anche se a volte sembra noiosa. venerdì no, però.
ecco credo che forse la soluzione al mio senso di colpa sarebbe di tornare a vedere i live. andare a sentire la musica dal vivo e magari riprendere a suonare. e ascoltare musica, più che posso.
perché davvero l'emozione che mi danno le note ultimamente mi sovrasta. forse semplicemente non ci sono più abituata....


martedì 1 marzo 2016

progressi

ogni tanto qui ci torno da anonima per rileggere. il tempo non è molto e gli occhi alla sera mi tirano pacco dopo una giornata al pc.
le spese dell'ultimo periodo sono state talmente tante che il mio conto in banca è pulito come un calzino passato in candeggina, da cui la decisione: smetto di fumare. è una decisione che prendo ogni giorno. ogni giorno da una settimana smetto, che brava no?
poi quando mi accendo una sigaretta mi sento una m@@@a. e il giorno dopo daccapo, lanciatissima rismetto.
inoltre ho smesso anche di mangiare al bar e mi porto da casa le cose che mi preparo per tempo. torte salate, lenticchie, mozzarella, frutta. la frutta se associata al sapore della sigaretta fa schifo. o meglio è la sigaretta a fare schifo se associata alla frutta. questo però dipende anche da che ora è, alla mattina è la sigaretta a fare schifo, al pomeriggio bramo così tanto la nicotina che dico che è la frutta, a fare schifo.
ricordiamo che emme un anno fa è stato operato a un polipo in gola e ha continuato incallito a fumare quindi gli serve una mano. se aggiungiamo che ho denti splendenti (la parte del mio corpo, confesso, che mi rende vanitosa sono i denti. bianchi, diritti come pali, mai neanche mezza carie in 36 anni a parte quelle sui denti del giudizio che mi sono tenuta in bocca dai 18 anni a quest'estate, cariati, e poi tolti in un lampo) e ROVINARE I DENTI significherebbe PAGARE UN DENTISTA e io i soldi adesso proprio non ce li ho, se poi mettiamo anche che lavoro in una città che è il monumento all'inquinamento e alla sera i miei vestiti puzzano e se a questo ci aggiungo il fumo di sigaretta mi trovo a fare una lavatrice al giorno con conseguente rincaro della bolletta enel (scusate la venalità ma il problema principale è quello)

insomma
non sarà bello da dire ma io della mia salute me ne fotto abbastanza. una vita di fumo alcol stravizi non è un bell'esempio di autostima e neanche di amore di sé stessi, sull'amore per sé stessi poi ne ho tanto da dire ché a me pare francamente una gran stronzata presuntuosa. amare sé stessi ci rende dei pezzi di merda, questa la mia opinione, sarei più per il PENITENZIAGITE e cilicio e sacco di juta e piedi nudi sul cemento e abolizione dei negozi di abbigliamento e profumeria e capelli rasati a zero, imposizione dello stato pena MULTA e capriola sui sassi e ingoiamento dello schitto del piccione, ma tant'è

vediamo se questa penuria di soldi porterà a qualcosa di buono.
e chissà magari cambio idea.
m.
anche no

martedì 17 novembre 2015

quella voglia di annotare pensieri, sapete. e anche di criticare.

quella che ti viene anche se non hai niente di definito da scrivere, e che è la responsabile dell'intasamento del web. quella che spesso fa scrivere ai più, anche come messaggio di stato di fb, "quante str*****e riesce a dire l'italiano medio normalmente".
ecco.
io stavo riflettendo proprio su questo, in una pausa da lavoro, e ho digitato su Google per curiosità la frase "descrizione di una persona stupida".

sono incappata in un blog, che non linko, un blog di una certa pretesa, scritto da una signora non più tanto giovane. il post in questione spiegava come relazionarsi con una persona non toppo intelligente.
come al solito però, il ritratto della persona non troppo intelligente corrispondeva sostanzialmente con la sottoscritta, ma essendo superata ormai la fase premestruale ho stretto i denti e ho proseguito la lettura. dell'intero post, e anche di qualche altro in questo blog.
l'autrice ad un certo punto narra di essere stata presentata, ad una festa, ad una persona, una donna, che non faceva altro che parlare dei suoi amanti, tutti uomini che contano. delle sue malattie. che civettava, che era ormai vecchia e brutta, e sfatta, che si vantava di qualità che non aveva, tanto che il dubbio mi è sorto: ma vuoi vedere che questa festa è durata trentasette anni? cioè, l'autrice del blog descrive questa persona conosciuta ad una festa con una dovizia di particolari che le ipotesi che mi sono venute in mente per spiegare l'arcano (ad una festa se uno ti sta sui cogl... ehm... sui cabbasisi in genere non ci resti assieme così a lungo da venire a sapere così tante cose sul suo conto) sono le seguenti:
1) la donna conosciuta alla festa è sua sorella
2) la donna conosciuta ad una festa è immaginaria
3) la donna conosciuta ad una festa è lei stessa
ho trovato acrimonia, specie nei confronti delle donne, nonostante il blog si proponga di essere un supporto ed una guida per le donne che hanno superato una certa età, per tornare di nuovo a sedurre, a comportarsi con eleganza, ad essere delle vere Signore insomma. ma se vuoi che una sia una vera Signora non puoi istigarmela all'odio, figlia mia. nei confronti poi, di categorie di donne etichettate con la cucitrice.
una menzione particolare va al concetto di "gatta morta", che, sostiene l'autrice, è sempre minuta bassa e tendenzialmente bionda, al massimo castana. mai rossa o bruna DI CAPELLI.
un concetto occamistico, direi. anzi, lombrosiano. In base alla statura, alla corporatura, alla pigmentazione, riesci a determinare il gattamortismo di una donna.
una sequela senza fine di luoghi comuni. sulle bionde sulle cozze sulle vecchie, sull'eleganza, sui costumi moderni così privi di buon gusto. eccetera eccetera eccetera.
una così viene a dare lezioni di come ci si deve rapportare con una persona poco intelligente.
Perché?
la risposta non la conosco, ma il sapore che sentivo in bocca leggendo era l'amaro del sangue di una ferita della quale non ci siamo neanche accorti.
e l'acido di una donna che porta un fardello di anni e deve dimostrare di essere non ancora ingobbita dalla tristezza e dalla vecchiaia.
è per questo
che in questo blog mi sfogo, ammetto le mie debolezze, mi spoglio proprio della maschera a costo di sembrare infantile, non me ne frega, ma proprio no, e non do lezioni ad anima viva. non voglio essere come la povera donna in questione, che sicuramente fa un mestiere prestigioso e sarà SICURAMENTE meglio di come appare da ciò che scrive.
mi ha fatto molta tristezza.
non l'ho commentata.
non so se avrei dovuto.


OH, a meno che non fosse un FAKE. in quel caso, i miei complimenti

martedì 10 marzo 2015

sono orso

sono sempre su unitedcats perché lì c'è il blog dei miei gatti. la piattaforma è terribile, kitsh e pesantissima da caricare e indubbiamente scomoda ma lì parlo di gatti senza infastidire nessuno se non gente che i gatti li ama e quindi siamo un po' gente fatta della stessa pasta.
non scrivo quasi mai qui perché alla fine gira e volta direi solo le stesse cose.
di nuovo c'è che
- ho il contratto a tempo indeterminato. sono nello jobs act
- sono stata ripresa perché mi vesto male e quindi sono dovuta andare a cercarmi quei tre (sono esattamente tre) vestiti più "carini" per il quieto vivere di non sentirmi addosso gli occhi del responsabile del personale che dice che vestirsi male è una mancanza di rispetto (e questa frase io non la capisco, non ci arrivo e non mi appartiene)
- mi sono operata ad un occhio di cataratta, ora manca il prossimo occhio e poi avrò la vista da falco. ma stare con un occhio che vede 10/10 e l'altro con - 7,50 diottrie è scompensante, anche se dopo un mese mi sono persino abituata
- abbiamo montato una bellissima doccia in bagno, acquistata da Leroy Merlin, e anche dei pannelli che hanno trasformato la vasca da bagno in una doccia vera. il diametro del soffione è trenta centimetri, roba che neanche alle terme. spesa complessiva, 150 euro. bella storia

di vecchio, le solite cose
- odio le donne
- non sono incinta
- starei tutta la notte a guardare serie tv truculente per poi pentirmene amaramente alle sei e un quarto quando suona la sveglia
- l'alcolismo avanza
- il tabagismo pure

ecco.
sono un orso. sempre peggio. questa è la verità

giovedì 22 gennaio 2015

sono stralunata?

faccio cose che forse non sono in tanti a fare. ad esempio ho spesso necessità di parlare da sola. chi vive con me, i genitori prima, poi il primo convivente, ora emme, se ne sono accorti.
quando parlo da sola so che sto parlando da sola ma immagino un interlocutore.
talvolta rivivo qualcosa che mi ha colpito molto nel corso del recente passato, è il classico di quando vado a fare la doccia. una scena di lavoro per esempio, un battibecco dove mi sembra di non aver risposto nella maniera più giusta, un complimento che non ho fatto e che mi viene in mente solo troppo tardi.
mi studio, mi giudico, e mi illudo, perché no, di avere un'altra possibilità.
un altro caso è quando faccio le prove per un qualcosa che verrà. un colloquio di lavoro, una trattativa, qualche incontro importante, anche non necessariamente prefissato. che farei, che direi, se incontrassi per caso la tale persona?
sono prove inutili ma che mi permettono di avere l'impressione di controllare meglio il futuro.
inutili perché comunque vadano le cose, non saranno mai come ce le eravamo immaginate.
ma la psicomachìa che combatto da sola mi è d'aiuto per gestire meglio le mie emozioni, per sopirle altrimenti potrebbero prendere il sopravvento.
a pensarci bene forse sarebbe meglio, però, che le emozioni si impadronissero di me. sarei più diretta, più spontanea. anni fa una psicoterapeuta mi ha detto che ho un atteggiamento ambiguo. io lo definisco spaventato e prudente. certo non mi trovavo granché bene con quella psicoterapeuta, aveva frasi molto taglienti nei miei confronti, magari lo faceva per darmi una svegliata ma la sua insensibilità era pachidermica. e io mi rinchiudevo ancora di più nel mio mondo.
non so farne a meno, di parlare da sola. lo faccio a voce alta. lo faccio per strada, a casa, dappertutto. come la pazza del villaggio, a volte sono stata anche scoperta da dei passanti.
altre volte lo faccio anche solo perché mi sento sola o perché mi è venuta in mente una storia divertente che vorrei raccontare a qualcuno che non c'è.
parlo del più e del meno.
dei chioggiotti, del tempo, dei miei gatti, di ricette in cucina.
altre volte ancora mi confondo e non so se la cosa te l'ho detta mentre c'eri o mentre non c'eri e la realtà sfuma nella recita e la recita sfuma nella realtà.
penso che dovrei preoccuparmi. ma non ne ho proprio voglia. di precoccuparmi.

martedì 4 febbraio 2014

non si dovrebbe

io faccio un lavoro che non c'entra niente con me, come del resto la maggior parte della gente. ultimamente ne soffro. e se però penso a cosa, quindi, sarebbe adatto a me, non mi viene in mente niente. se più banalmente pensassi a cosa avrei voglia di fare, direi semplicemente dormire piena imbottita di valium. per anni.
non ho voglia di stare sveglia, di pensare, ragionare, non ho voglia di niente, solo di dormire e simulare di non essere al mondo. simulare. magari cambierò idea, che ne so. ma sono stanca, così stanca, ma così stanca.
il mio responsabile del personale ed io purtroppo non andiamo d'accordo, proprio non ci piacciamo. a parte che mi chiede di fare cose che con la mia mansione non c'entrano, anche cose abbastanza imbarazzanti. a parte che mi vieta di stare in ferie per più di una settimana di seguito nonostante siano più di due anni che sto qui. a parte che mi riprende per cose futili e mi dice pure che sorrido troppo poco. e che dovrei fare gruppo. e stare in mezzo alle colleghe, mangiare in compagnia, divertirmi in compagnia. gli ho spiegato con parole gentili che chi si fa i cazzi suoi campa cent'anni ma credo non abbia capito. così come non si dà pace del mio atteggiamento da lupo solitario e prova a coinvolgermi con delle battute da far accapponare la pelle. ma a parte queste cose stupide, insomma, l'unica cosa vera e che resta è che non ci siamo simpatici, io con l'antipatia ho spesso a che fare, e mi regolo ignorandola. tu mi sei antipatico e io ti tengo CORTESEMENTE lontano. ti sorrido, ti dico buongiorno. ti tratto coi guanti. non ti offro appigli. ma proprio di nessun genere, né nel bene né nel male, e con me hai l'impressione di avere a che fare con un manichino, che non è una bella sensazione ma non puoi farci niente. ma siccome io con te ho invece l'impressione di avere a che fare con uno cui le segretarie quando era piccolo devono aver fatto del male, insomma, qui c'è qualcosa che non va.
fai anche tu il manichino con me, no? due manichini che non si pestano i piedi, si salutano meccanicamente. e magari alla lunga finiranno anche per starsi simpatici che ne so io, ma intanto no, proprio no. io gelida lui arrogante e poco rispettoso.
e questo mi fa arroventare i coglioni perché l'idea di stare qui dentro otto ore al dì con questo che come un avvoltoio mi si ... oddio. magari sono paranoie mie e basta. magari mi sento osservata ed è vero magari sono io ad osservarmi.
lavoro nel settore assicurativo.
ho un bell'orario e l'ufficio è vicino a casa. sono interinale, ho un contratto precario e sono quasi all'ultimo dei rinnovi concessi. lavoro spero abbastanza insomma oggi ho le vesciche alle mani vorrà pur dire qualcosa. dietro la facciata da grandi compagnone le mie colleghe nascondono grandi problemi. di alcune so qualcosa, di altre meno. quel qualcosa è così brutto che preferirei a volte non saperlo. ci sono donne che soffrono orribilmente e poi in ufficio vestono in tailleur e tacchi ed esibiscono un piglio da diavolo che veste prada. "fattela una scopata" si dice di loro. se solo sapeste. ecco io non so se quella sia forza, è vero che se salvi le apparenze prima o poi loro salvano te ma loro non hanno il coraggio di dire sto male sto di merda
o forse non hanno la debolezza di dirlo
quello che si vede è che sono integrate, parte di un meccanismo, perfettamente nel loro ambiente. io invece no, a pausa pranzo giro con amici che non hanno nulla a che spartire con il personale di un'agenzia assicurativa. io che amo gli animali, che amo stare da sola, che non curo granché la bellezza, l'igiene personale. l'abbigliamento. quando ho una saponetta e un deodorante sto a posto, una sola borsa alla volta, un solo paio di scarpe da buttare e rimpiazzare con un altro quando proprio hanno i buchi.
e la mia sigaretta in bocca a dimostrare che siamo tutti fragili, e vittime del vizio.
non posso definirmi infelice anche se piove da giorni e non si vede neanche un po' la fine del maltempo.
mi sento solo fuori luogo, in un posto che non c'entra con me, né so immaginare dove dovrei stare.
come un pantalone viola con delle scarpe marroni.