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martedì 10 maggio 2016

i parrucchieri cinesi

gravidanza a parte, ma anche no.
nel senso: io ho quasi 37 anni, li compirò ad agosto.
da tanto, da sempre, porto bene la mia età, grazie anche al sovrappeso che "tende e riempie" le eventuali rughe, la vocetta a paperina e l'idiosincrasia per vestiti e trucco che mi rendono acqua e sapone, sembro arale cretina in pratica.
ma una cosa va detta: alla mia età, nonostante il mio castano chiaro, non ho alcun capello bianco.
li cerco ogni giorno e non li trovo, i capelli bianchi.
emme, che di anni ad agosto ne compie invece 42, sembra ancor più giovane di me e la sua testa di capelli boccolosi e nerissimi sta su un meraviglioso corpo glabro e magro come il david di donatello. pare davvero un ragazzino, ma i suoi capelli crescono tanto. tantissimo e velocemente.
così sabato sera un'amica ci ha detto di questo salone di cinesi molto bravi e emme ha detto avrei proprio bisogno di tagliarmi questa ciospa non mi si vede più la faccia
io per contro, con la mia frangetta rifatta in casa con le forbici da cucina che manco tagliano e i capelli lunghi fino al culo lunghezze a caso, ero impresentabile.
quindi, senza appuntamento né niente, siamo andati da questi cinesi e in 20 minuti eravamo entrambi fuori, capelli tagliati e piegati.
io 15 euro, lui 10.
parlavo dei capelli bianchi perché la nostra amica che ci ha suggerito i cinesi, così come in generale molte altre persone, dicono "parrucchieri cinesi? bravi. ma una tinta io sinceramente da loro non la farei"
ecco, a parte che io non ho capelli bianchi e il mio colore, castano chiaro con qualche riflesso biondissimo, francamente mi piace
se devo essere sincera io amo le tinte ai capelli.
ma le tinte tintte.
non l'effetto "naturale", quello ce l'ho già. se potessi mi fare i capelli totalmente bianchi come andy Warhol, oppure rosa come poochie, viola come lady isabel.
insomma queste sono le tinte che farei.
e se la gravidanza andrà a buon fine (strizzatina ai maroni, tocchicciata al ferro di cavallo, insomma scaramanzia doverosa) e anche l'allattamento (ché io la chiara vorrei nutrirla il più a lungo possibile col mio latte, che me la rende forzuta come un piccolo Popeye e più sana dei miei gatti) potrebbe pure essere che io una tinta VIOLENTA dai cinesi me la faccio.
e vediamo se è vero che fa così male.
tanto ora di quel momento la mia azienda sarà già bella che fall......
ehmmmm
ciao.

lunedì 1 giugno 2015

l'illuminazione

venerdì sera emme aveva un impegno di lavoro. gli ho lasciato l'auto, sono rimasta a casa volentieri. non avevo voglia di vedere nessuno e sentivo di avere bisogno di raccogliermi a riflettere un po'. da sola.
e ho capito delle cose, delle cose spiacevoli, sull'incontro di martedì sera. sono giornate hot queste, a livello personale, però c'è anche da dire che le ovvietà spesso non le capiamo se non quando riusciamo a distaccarcene un attimo.
l'ex marito martedì sera aveva l'aria afflitta e io mi sono sentita male per lui. ma ragionando mi sono resa anche conto che lui ha sempre avuto l'aria afflitta.
con la sua faccia triste ha sempre ottenuto quello che voleva.
mai, nei nostri incontri, mi sono permessa di mostrarmi così! sono sempre stata triste, ma già da subito quando all'indomani della rottura sono passata nella ex casa a prendermi almeno i miei vestiti e le mutande, ho cercato di preservare lui da ulteriori sensi di colpa. immaginavo che già lasciare la moglie sia una decisione sofferta, non potevo aggravare il suo cuore della pena per me. c'è di più, io mi sentivo così fragile che non volevo la sua pena. volevo dargli l'impressione di essere forte, volevo che capisse che aveva lasciato una Regina, non una povera cucciola sperduta.
naturalmente la cosa mi costava un grosso sforzo, prima di andare studiavo e ripassavo la parte. ma questo mi ha dato una grande forza per andare avanti. tornavo a casa con un gran mal di testa e una grande voglia di piangere, ma ce la facevo, ce l'ho sempre fatta nonostante tutto. anche il momento più drammatico, che è stato quando alla vigilia dell'udienza sono andata da lui a spartirmi i mobili. e ci siamo trovati gli omini che avevano messo per decorare la torta nuziale e le bomboniere fatte da mia mamma all'uncinetto.
ho tenuto duro, ho ingoiato il boccone amaro e ho tirato fuori il sorriso (i coglioni).

ma lui? martedì?
dov'è la forza, dov'è la dignità? perché quella faccia? per fare sentire in colpa me, magari, che un pezzettino alla volta ho ricostruito la mia vita e sono diventata una persona felice? perché lamentarsi della stanchezza, perché fare l'aria contrita? quasi a punirmi?
dovevi forse essere l'unico, della mia vita, e ti secca che io stia bene, con un altro, con tutt'altra storia?

ho capito. ho capito che non sopporto le persone sleali. perché era sleale e cattivo fare questo a me, proprio a me che l'ho protetto dalla colpa e dalla tristezza. che andando avanti gli ho agevolato il lavoro.


giovedì 28 maggio 2015

HABEMUS DATAM

notata la finezza dell'accusativo, rimembranza vaga del liceo.
e si.
il divorzio consterà di due incontri, il primo sarà il 17 giugno, il secondo almeno 30 giorni più tardi. col secondo incontro saremo definitivamente non sposati.
oggi l'ex mi ha scritto su whatsapp per dirmelo.
l'ho ringraziato.
l'angoscia di ieri sta lasciando il posto ad una rassegnazione malinconica di come stanno le cose, e sotto un certo punto di vista sono anche contenta che lui stesso possa rifarsi una vita davvero. magari coltivando i suoi progetti verso vicenza, non so che genere di progetti, ma credo che ci siano.
la speranza è l'ultima a morire, diceva una mia ex collega, e chi visse sperando morì CANTANDO, e allora io canto canto e spero che per lui tutto vada bene.
non se lo merita troppo, eh, però una persona così fragile non pensavo che potesse esistere.
a rivangare il passato, che è il mio modo di ricordare, mi rendo conto di averlo protetto spesso. nessuno lo direbbe, io sembro piccola. sono alta 1,54. paffuta, bionda, frangetta, capelli lunghi, abiti da adolescema. recentemente ad una festa mi sono vestita da Arale ed ero uguale.
nessuno lo avrebbe mai detto e io proprio men che meno, che ero più forte di quell'uomo gigantesco che sapeva sempre cosa dire. da dietro, dal basso, l'ho sorretto tante volte.
d'istinto adesso alzerei il telefono e chiamerei i miei ex suoceri. ma per dire cosa, per fare cosa?
ho immaginato l'eventuale conversazione ieri sera sotto la doccia.
"volevo dirvi che ho incontrato vostro figlio. che stiamo per concludere. volevo dirvi che tante cose sono andate nel modo sbagliato e che mi dispiace. volevo dirvi che io quello scemotto di vostro figlio l'avrei anche perdonato. se l'informazione vi fa stare meglio. volevo chiedervi come state. lui non l'ho trovato bene, non posso fare niente per lui, ma voi si. perdonatelo anche voi. vi farà bene, farà bene a tutti. tanto chi nasce quadro non muore tondo, se è tonto lo resterà per sempre. arrabbiarvi con lui e non parlargli più non cambierà le cose. amatelo. io per esempio lo amavo, amatelo, amare è bello e gratis. vorrei piangere per come sono andate le cose. ne ho bisogno ma faccio la forzuta davanti a voi perché conosco vostro figlio e so che alla fine di tutto è esattamente figlio vostro. piangerò più tardi, da sola, nel parco. ma non qui. quando volete ci vediamo per un prosecco e due chiacchiere. mi hanno operata agli occhi ed ora ci vedo bene, ho due gatti meravigliosi, andrò in vacanza all'isola d'Elba. le cose belle che posso raccontarvi sono tante e anche voi me ne potete raccontare tante, ne sono certa."

lo faccio? o no?
e chissà.

martedì 26 maggio 2015

alle 20 di questa sera

passerà il mio ex marito a ritirare i documenti del divorzio breve, che consegnerà al comune nel prossimi giorni.
ho chiamato il comune, sto organizzando tutto e preparando i documenti. lui poi dovrà firmarli e allegare anche la sua carta d'identità.
sono due anni che non lo vedo, se non in qualche foto su facebook. dalle foto pare molto invecchiato. le tempie sono bianche, gli occhi hanno l'aria stanca e le spalle sembrano curve.
è cambiato. più di me? chi lo sa.
sono invecchiata anche io.
una volta mi davano almeno 15 anni di meno, spesso venivo addirittura scambiata per minorenne, ora è davvero tanto che non mi succede più, e per quanto i capelli si ostinino a restare color carciofo e fili bianchi non ne vedo, qualcosa nel mio atteggiamento negli ultimi 3 anni deve essere cambiato.
o nel tono della voce, non lo so.
ora si vede che ho 35 anni.
una storia di svolta, di cambiamento, di novità, una storia che se viene presa dal verso giusto, la nostra, non è neanche una storia del tutto brutta.
però non mi fa un bell'effetto
sono nervosa e tendo a tremare, in questa giornata di telefonate e mail
sarà risolutivo, ovviamente, ed è una cosa che va fatta, ma al solito il cervello dice così, la pancia dice colà
che effetto mi farà?
come starò?
scenderò, gli consegnerò i documenti. ci daremo due baci ci saluteremo come due vecchi amici.
se lo conosco bene, anche se non lo vedo da tanto, tutto sarà risolto in modo indolore e superficiale e freddino.
mi chiedo come vadano le cose a casa sua, convive con la sua donna, io lo ricordo di un disordine e di una sporcizia inauditi, litigavamo sempre per questo. siamo stati anche "sfrattati" da una casa per questo.
non sono una campionessa neanche io, si intende, ma lui superava il limite su tutto. dalle cartacce dei gelati incastrate nel termosifone all'armadio vuoto e tutto il suo contenuto sul pavimento, roba pulita e sporca mescolate. mai lavato un piatto, mai fatta una lavatrice. mai buttato la spazzatura o passato l'aspirapolvere. facevo tutto io.
ora chissà come si è organizzato.
chissà come gli vanno le cose.
non lo saprò mai, non glielo chiederò, non sono cose che mi riguardano più.
lui la sua freddezza il suo essere ieratico e imperturbabile. ora stanno lì, e io invece.
io sto qui.

mercoledì 31 dicembre 2014

sogni

sogno tanto. tantissimo.
devo operarmi ad un occhio, ho 35 anni ma ho la cataratta e devo operarmi e anche se sarà bellissimo perché verrà risolta anche la mia pesante miopia e smetterò di portare gli occhiali, mi sto in realtà cagando sotto.
e sogno la sala operatoria dove c'è anche il responsabile del personale della mia azienda e il padre del mio ex marito.
questa notte ho sognato invece che io ed emme compravamo la cappella sistina e volevamo affrescarla. quello era un bel sogno.
e poi ho sognato che con amici andavo a sottomarina di chioggia in un negozio di articoli sportivi a comprare un bibitone energetico che però forse faceva male, e poi per tornare in auto passavamo in mezzo ad una lingua di sabbia in mezzo al mare e c'era un terribile ingorgo stradale.
e poi ho sognato pezzi delle mie viscere uscirmi dalla bocca, dagli occhi, dal naso, sotto forma di poltiglia nera.
diciamo che davvero, sogno così tanto che andare a letto per me è come andare al cinema.
oggi lavoro solo mezza giornata. e poi sono a casa da lavoro fino al 7 gennaio e non è mai capitato in tre anni che lavoro qui, mi sembra un sogno. è stato un bel natale. sarà un bell'inizio di ferie. con anche tanto freddo fuori, un po' di neve, e molto, molto amore. io a volte mi sento inquinata ma questo è il mio lato nero, invidioso e arrabbiato. non sono sempre così. questa sera festa a casa di un amico. ognuno porta qualcosa. maggior parte degli invitati sono vegani. prosecchini e tartine con hummus. una festa semplice e priva di fronzoli. esattamente quello che mi piace quest'anno.
tre anni fa è stato l'ultimo capodanno della mia ex vita. c'era un concerto al palaverde e suonava lui. mi ricordo che mi ero divertita e si era pure mangiato sushi alle 4 del mattino. mi adattavo o per lo meno digerivo quel tipo di intrattenimenti, me li facevo andare bene per vivere bene, perché in fondo anche se non sembra io proprio non ci riesco a non essere ottimista. un'ottimista con l'umorismo nero ma pur sempre un'ottimista. in qualche modo faremo, e c'è effettivamente del bello in ogni cosa. persino con la ex del bassista sono andata d'accordo quel giorno. ho fatto amicizia con tutti. poi è finita, Bè, meglio così. era la prima volta che facevo un capodanno con concerto live, e dire che quell'anno la festa mi era stata imposta, anche se era giustificata dal fatto che i musicisti quell'anno venivano strapagati. quindi, niente montagna, niente festa da sessanta persone semisconosciute canne e neve. meglio.
si tornava a casa non si stava lì quattro giorni. meglio.
se penso a come è cambiata la mia vita mi sento girare la testa, all'epoca non decidevo niente, ma proprio niente. non mi capacito di come sia stato possibile che un grammo per volta ci siamo così persi, così sbilanciati. così tanto!
adesso fra poche ore saremo nel 2015. un anno che finisce col numero 5 mi sembra un anno bello. auguri a tutti. state in pace se ci riuscite, e soprattutto se ci riuscite ditemi come si fa.