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martedì 3 maggio 2016

non sono una bella persona.- post eterno pesante e tronfio

lo dico sempre. il mio difetto peggiore è l'invidia.
l'invidia mi rende malvagia, cattiva, vendicativa. la mia invidia si placa solo col tempo, tanto, ma tanto tempo. qualcosa come circa una quindicina di anni.
non prima.
l'ho sempre detto, nessuno mi crede, ma so essere furibonda quando sono invidiosa.
e il fatto che io sappia perfettamente che il sentimento d'invidia è negativo, mi rende pure autolesionista.
oltre ad essere invidiosa, mi sento in colpa per esserlo. pertanto mi mortifico. ma l'automortificazione porta la mia invidia a crescere ancora. la spirale si autoalimenta e mi fa soffocare.

dicono che la gravidanza porti introspezione e temo che sia vero.
ci si studia, si diventa più "parasimpatiche", nel senso che stiamo attente anche ai lati più oscuri, meno logici di noi stesse. lati che non abbiamo mai provato a descrivere con delle parole, lati neanche pensati, ma solo percepiti come un infrasuono durante un film dell'orrore. quel brivido lungo la spina dorsale che origina da un suono che il tuo timpano non traduce come "suono" al tuo cervello, ma come "brivido" sulla tua pelle. e basta.

lati non descrivibili di noi improvvisamente sentono la necessità di essere immortalati con delle parole, delle immagini, degli esempi.... all'università ricordo una lezione, una delle più preziose della mia vita, a livello culturale ma soprattutto personale. veniva spiegato come, nella storia, quando veniva fatta della mitografia (quando cioè un mito greco veniva descritto, in un'opera letteraria) significava che quel mito era già morto.
altrimenti che senso aveva parlarne?
non descrivi qualcosa di evidente a tutti. non spieghi a nessuno che l'erba è verde, avrebbe senso farlo solo se l'erba non esistesse più, giusto?

la necessità che ho, urgente, di descrivere la mia invidia, mi lascia sperare che sia in fase di esaurimento. ovviamente la mia invidia riguarda la conoscente, che al primo tentativo è rimasta incinta e che ora, assieme al suo compagno che è uno storico amico di emme, ci perculano.
nel senso che amano dire "oh, voi due anni noi invece ZAC, al primo colpo". lo dicono a noi e anche ai nostri comuni amici.
lei alla comunicazione ufficiale agli amici, avvenuta come da etichetta allo scadere del primo trimestre (io ed emme invece dalla gioia non siamo invece riusciti a tenercelo per noi) ha detto anche "quella sera le mie ultime parole famose sono state BOF, NON RESTERO' INCINTA FACILMENTE e poi mi sono addormentata sul cuscino e invece ZAC" e poi mi ha guardato e ho colto un sorrisetto (dimmerda) probabilmente motivato dal fatto di essersi resa conto di aver detto uno sproposito con me presente, ma tant'è, #sonofiganonèmicacolpamia.

insomma, io ci resto male ma il problema è mio. li rifiuto, rifiuto la loro presenza. se facessi notare loro che queste frasi mi feriscono, sono sicura, conoscendoli, che direbbero che non so stare allo scherzo, che sono priva di ironia, che sono pesante. che siamo pesanti. perché questo malcontento coinvolge anche il mio splendido meraviglioso emme. che pure lui ci è rimasto di sasso davanti a certe sparate.

e una cosa bella, magnifica, come l'immaginare chiara-daniele coi capelli biondi come i miei, ricci come i suoi, ridere di gioia e fare un sorriso speciale al suo papà e sapere che la sto fabbricando in questa pancia e che in ogni momento della mia vita mi porto dentro non solo un pezzettino di emme, ma una nuova vita che avrà i suoi cromosomi oltre che i miei

una cosa così bella
assume un sapore amaro.

mi sono sfogata, ecco. (mi sfogo spesso ma in realtà non serve a molto...)

venerdì 11 marzo 2016

le ricette veloci

io ed emme adoriamo il cibo. ne abbiamo proprio un vero culto, entrambi cuciniamo molto bene e siamo un punto di riferimento per tutti gli amici e anche per i nostri stessi genitori, che spesso ci telefonano per chiederci consigli (com'è che la fai la bieta? volevo cucinare il pesce al cartoccio cosa mi consigli?)

emme ultimamente è lanciato con i vasetti sottolio. carciofini, pomodorini secchi, cipolline borettane, melanzane alla napoletana, persino l'aglio sottolio. abbiamo acquistato a un prezzo modico dei Bormioli in un consorzio agrario che conosciamo, e via di conserve.

emme però lavora da casa, gestisce i suoi tempi, non dico che sia meno stanco di me perché non è così, ma diciamo che io invece esco di casa alle 7:15 e torno a casa alle 18:30, facendo la pendolare. quando torno in genere mi dedico al bucato, al lavaggio piatti, prima poi mi infilo in doccia (lavoro in una città inquinatissima e quando torno alla sera i miei capelli puzzano di piscio. terribile, lavarsi è PRIORITARIO).

poi spesso emme è su skype con clienti, collaboratori, insomma la sera tante volte cucino io.

e generalmente dopo una doccia, una lavatrice e un lavaggio piatti ormai sono le sette e un quarto minimo, a meno che non faccio un salto al supermercato dato che ho io l'auto. perché se ci metto in mezzo anche la spesa si fa ancora più tardi.
certe volte confesso che cedo alla pizza da asporto, ma quella pizza in genere ha il sapore della sconfitta, perché a me cucinare piace da morire. alcune sere sono distrutta ma lo faccio lo stesso.
ma devo fare per forza le famose RICETTE VELOCI.
che va bene anzi benissimo, per carità. veloci ma gustose, ricche, spesso metto tante spezie (io amo le spezie da tutto il mondo)

però sono in una fase coccola. abbiamo cambiato frigorifero, girato i mobili della cucina, fatto un bel po' di bucati di cose pesanti e invernali e delicate, e messo via i maglioni in cachemire, insomma ho voglia di dedicarmi alla casa e alla mia famiglia. e vorrei fare una ricetta un po' più impegnativa, ricavarmi il tempo di dedicarmici con tutto il cuore.

le mie ricette veloci, scrivo quelle che mi vengono in mente per prime, sono in genere
- petto di pollo a cubetti con farina miele e limone
- torta salata di insalata troppo svenuta da poter essere mangiata cruda
- ratatouille di verdure miste piccante
- amatriciana dei poveri
- risotto ai cetrioli zucchine mantecato col gorgonzola
- tandoori di tacchino (sempre dei poveri)
- platesse (surgelate) alla mugnaia con dragoncello
- frittata di cipolle appassite nel vino bianco (BUONISSIMISSIMA)

sono tutte cose, tra l'altro, che posso fare in abbondanza e portarmi poi l'indomani in ufficio nel tupperware. ma sono tutte cose che mi lasciano un po' amareggiata.
a quando un bel pasticcio di melanzane alla parmigiana? un brasato? delle sarde in saor, specialità della mia terra che è una terra fatta di isole, che ho avuto il tempo di preparare soltanto quando sono stata operata al secondo occhio (periodo in cui cadeva anche il compleanno di due amici) (pessima idea fare le sarde in saor con un occhio appena operato, a parte che le ho spinate tutte una per volta basandomi solo sul senso del tatto dato che la messa a fuoco non era perfetta, tagliare quei tre quattro chili di cipolle dorate con l'occhio sotto trauma non è stato il massimo. sono venute ottime, con pinoli e uvetta. totale, due giorni di lavoro però)
come la maggior parte, anche questo post è inutile. non ho messo nessuna ricetta inedita, né cerco idee, perché basta, le idee sono anche troppe. vorrei solo avere tempo ed energie per realizzarle ecco.
fra poco è stagione di erbette di campo. bruscandoli, carletti, ortica, tarassaco.
e non voglio farmele sfuggire.
aloha.

giovedì 19 novembre 2015

il dono del rancore - un libro di Tappatà Laura

vorrei mettere ordine tra i pensieri e le emozioni che leggere la recensione di questo libro mi ha suscitato.
solo la recensione! e un'intervista alla scrittrice.
io non so se comprarlo o no, ma a questo punto quasi quasi lo voglio.
è fantastico.
si parla di rancore. dopo una ferita, un tradimento di un ideale o il crollo di alcuni progetti di vita, si provano emozioni molto distruttive, chi più chi meno, ciascuno di noi ha sperimentato qualcosa del genere nel corso della sua vita.
dapprima l'incredulità, poi lo sgomento, poi la disperazione, poi la rabbia.
poi, e noi italiani che siamo imbevuti di religione cristiana ne sappiamo qualcosa, arriva il perdono, che risolve e sana ogni ferita, e in parte questo è anche vero. perdonare aiuta chi perdona, serve ad accettare che il torto subito ci ha comunque migliorati, vissero in pratica tutti felici e contenti.
autoriferendomi, però, mi sono chiesta come mai, sebbene il perdono nei confronti del mio ex marito sia finalmente giunto, di notte, nei sogni, nel dormiveglia, o nell'ubriachezza, mi capita ancora di ribollire di rabbia.
la spiegazione che mi davo era duplice: da un lato, pensavo, sono una cristiana poco brava perché il mio perdono è imperfetto.
dall'altro, forse ho perdonato la persona sbagliata: non è lui che dovevo perdonare, bensì me stessa, di averlo amato così ciecamente e ottusamente.
e però non ne venivo fuori. perdonare sé stessi, è una cosa potenzialmente meravigliosa. per fare questo io devo uscire da me stessa, considerarmi come un'altra, e dirmi "io ti perdono, cara betta".
cosa che ho fatto ma non è che avesse sortito questi grandi effetti., e ancora non capivo perché. forse adesso un barlume del perché non  funzionasse adesso l'ho afferrato.
non funziona, no, per niente. perché perdonare me stessa significa rinnegare un sentimento naturale, e ovvio, come il rancore. significa volerlo sradicare senza accettarlo e senza darci dignità.
avete presente, quando qualcuno è accanto a voi e voi gli raccontate un vostro problema? e quando avete finito di parlare, lui vi risponde "non pensarci"?
ecco io mi sentivo così, ma come faccio a non pensarci se ci sto pensando? posso guarire da una ferita, ma se quella ferita mi ha lasciato sciancata, sciancata comunque resto e mi incazzo, perché prima sciancata non ero!
il rancore in realtà porta ciascuno di noi a prendere contatto con il lato passionale di noi. non è che si guarisce sempre, se per guarire intendiamo il tornare come prima. a volte si torna con una marcia in più anzi direi praticamente sempre, ma come in ogni cambiamento ci si lascia necessariamente qualcosa indietro, qualcosa per la strada lo si perde, per esempio l'innocenza, che evapora sulla strada e non torna mai più.
eccolo lì, il rancore, una passione che muove il mondo., è brutto, ma esiste. è vero, oh, se è vero.
e non deve per forza passare. al massimo ci può rendere più creativi, al massimo fa migliorare il nostro umorismo, che diventa più macabro, più scuro, più scanzonato, più completo.
ma chi lo ha detto che il rancore deve essere per forza enucleato dal nostro cuore?
detta così sembra quasi un'amputazione.
io il rancore ce l'ho e non sono un mostro, perché ce l'hanno anche tanti altri. e non solo: io non sono un mostro se lo lascio lì assieme all'amore per emme, assieme al perdono per il mio ex, assieme alla voglia di dimagrire ai peli dei miei gatti e all'odore di soffritto che impregna la mia casa.
è una mia caratteristica, è normale, e sarei più MOSTRO se cercassi di fingere che non ci sia. perché in qualche maniera uscirebbe e in forme molto ma molto più distruttive di così.
quindi non pensarci? e no, io ci penso eccome.
perdonare? come posso perdonare una cosa che non è perdonabile?
occorre invece accettare di provarli, certi sentimenti così brutti.
non c'è altro da fare.
lo compro.


mercoledì 2 settembre 2015

SI SI sto bene

non sempre ho voglia di scrivere, e di leggere. dopo 8 ore in ufficio sviluppo un'allergia cronica ai computer per cui a casa sto a coccolare i gatti e sfaccendare piatti e mestieri domestici.
vorrei dare un taglio agli alcolici, per un semplicissimo motivo, che è lo stato depressivo chimico che si è aggravato dopo il rientro dalle ferie. ferie stupende, all'isola d'elba, dove faccio sport e mi diverto tanto. e poi il rientro choc.
e il down.
emme che ad aprile è stato pure operato alla gola, oggi è andato al centro antifumo dell'ospedale per la prima volta.
io devo aiutarlo e non posso fumargli vicino. è mio dovere. non per me stessa, non ho voglia di fare niente, per me stessa.
e questa sera con due amiche mi iscrivo in piscina.
tengo alta la bandiera e contraggo un bel sorriso come in palestra ti dicono di contrarre i glutei, ma la verità è che le cose non vanno bene. nel senso, vanno bene per carità, anzi, però io dentro mi sento morta.
domenica gli amici stanno organizzando una gita in montagna quando il mio solo desiderio sarebbe di stare a casa da sola a scolarmi bottiglie di bianco da sola e parlare da sola e piangere da sola.
il mio lavoro consiste nello svuotare il mare con un cucchiaino, una cosa totalmente inutile e anzi immorale, perché i nostri servizi non costano poco.
la mattina mi alzo presto per prendere il treno e do un'occhiata allo specchio e vedo la faccia di una che fa un lavoro deprimente.
sono ingrassata poi dimagrita poi ancora ingrassata. mi vedo brutta e mi lavo in continuazione, mi sembra sempre di avere un cattivo odore.
ho rotto dei pantaloni che usavo spesso, erano ormai vecchi. non ne ho più comprato cose nuove. quindi ora i miei pantaloni in totale sono un paio di jeans bootcut neri, tre paia di pantajazz decathlon neri da nove euro con l'orlo calpestato, un paio di pantaloni leggeri color crema.
stop.
non ho gonne.
né scarpe.
qualche maglietta leggera, che messe una sull'altra diventano un'unica maglia pesante, volendo.
se mi invitassero ad un ricevimento non ci andrei.
dovrei comprarmi qualcosa ma non mi va, non mi va di fare niente. proprio niente. per me stessa.
e penso che la colpa sia della quantità smodata di alcolici che ultimamente ho bevuto quindi stop. sport, basta vino, basta sigarette, stare così non si può, fa male davvero tanto male.
si la morale, ebbrava qui enonlamentarti e i bambini in africa che muoiono di fame.
e soprattutto "smetti che ti fa male", "non pensarci", "pensa alla salute", "dai fastidio",  "sei una persona fortunata invece" ecco, frasi che non occorre dirmi anzi sortirebbero l'effetto opposto. perché tanto me le ripeto da sola.
non so di cosa posso aver bisogno ancora.
odio il fatto di essere una donna, lo odio sempre di più.
inefficace e imbranata e instabile e pure cessa.
non è colpa di niente e di nessuno e la gente splendida intorno a me è tanta, io però non sono in grado, in questo momento, di sorridere di cuore.
odio anche la natura, che se fosse stato per lei sarei morta a poche ore di vita di anossia cerebrale, che mi avrebbe voluta cieca, che stava per ammazzare mia mamma con un'emorragia cerebrale, che ha fatto pablino epilettico. che ha fatto venire il tornado a pochissimi chilometri da casa mia l'otto luglio.
ho divorziato l'11 agosto.
ho sorriso l'11 agosto.
sempre così come si contraggono i glutei. forza, mi sono detta, che vai avanti. vai avanti e anche se dentro di senti un quintale di cemento, se continui ad andare avanti poi ti volterai indietro e ti accorgerai che un po' di strada l'hai fatta.
io mi volto indietro e in effetti si un po' di strada l'ho fatta, ma la soddisfazione per ora non la sento.
dovrei comprare lo zoloft su internet.

RICORDA BENE LETTORE OCCASIONALE questa è la pattumiera. magari perché ho fatto tanti anni di teatro, ma neanche immagini come sono dal vivo, pensa che faccio ridere so essere anche spiritosa e allegra.
so mentire benissimo.
so essere dolce e gentile.
e se qui sono tetra, è perché è l'unico posto al mondo dove posso permettermi di esserlo.



mercoledì 27 maggio 2015

che poi, attacco di gelosia

teoricamente dovevo portare all'ex dei documenti. invece mi sono fermata una ventina di minuti con lui e anche un altro amico, per una birretta. a sorpresa, non lo sapevo. non ho scritto a emme. emme mi ha mandato sms per chiedermi dov'ero. avevo il tel silenzioso ancora dall'ufficio e ho visto tardi. emme si è arrabbiato e aveva ragione. non ho avvisato perché ero sotto choc e non ci ho pensato.
ho sbagliato.
e ho sbagliato anche un'altra cosa
i giorni scorsi per non appesantire il cuore di emme con la storia del mio divorzio, pur senza tener nascosto niente, ho manifestato noncuranza. ho cercato di sembrare leggera, sono stata generica. si divorzio, finalmente. son contenta. si vedo l'ex, gli consegno tutto, un piccolo grande passo per l'indipendenza.
non l'ho messo al corrente della guerra interiore che stavo combattendo dentro di me, l'ho fatto in buona fede ma ho sbagliato.
clamorosamente.
perché emme è importante e non va tagliato fuori. mai.
perché sembra, altrimenti, che gli nascondo qualcosa. che sono ambigua.
e se mi fermo con l'ex poi succede il pandemonio.
quindi, oltre all'amarezza di ieri, ho avuto anche il senso di colpa di non aver avvertito.
abbiamo bevuto fino a mezzanotte, abbiamo parlato e parlato, poi, io ed emme.
voglio essere un libro aperto, la trasparenza prima di tutto.
sono stata forte finora, e mai come adesso sto capendo quanta forza ci vuole a mostrarsi fragili.
e mostrare ad emme che il mio ex mi fa una pena infinita significa rischiare tanto, ma lo devo fare, altrimenti
non sarei sincera.
e la sincerità premia sempre.

martedì 26 maggio 2015

alle 20 di questa sera

passerà il mio ex marito a ritirare i documenti del divorzio breve, che consegnerà al comune nel prossimi giorni.
ho chiamato il comune, sto organizzando tutto e preparando i documenti. lui poi dovrà firmarli e allegare anche la sua carta d'identità.
sono due anni che non lo vedo, se non in qualche foto su facebook. dalle foto pare molto invecchiato. le tempie sono bianche, gli occhi hanno l'aria stanca e le spalle sembrano curve.
è cambiato. più di me? chi lo sa.
sono invecchiata anche io.
una volta mi davano almeno 15 anni di meno, spesso venivo addirittura scambiata per minorenne, ora è davvero tanto che non mi succede più, e per quanto i capelli si ostinino a restare color carciofo e fili bianchi non ne vedo, qualcosa nel mio atteggiamento negli ultimi 3 anni deve essere cambiato.
o nel tono della voce, non lo so.
ora si vede che ho 35 anni.
una storia di svolta, di cambiamento, di novità, una storia che se viene presa dal verso giusto, la nostra, non è neanche una storia del tutto brutta.
però non mi fa un bell'effetto
sono nervosa e tendo a tremare, in questa giornata di telefonate e mail
sarà risolutivo, ovviamente, ed è una cosa che va fatta, ma al solito il cervello dice così, la pancia dice colà
che effetto mi farà?
come starò?
scenderò, gli consegnerò i documenti. ci daremo due baci ci saluteremo come due vecchi amici.
se lo conosco bene, anche se non lo vedo da tanto, tutto sarà risolto in modo indolore e superficiale e freddino.
mi chiedo come vadano le cose a casa sua, convive con la sua donna, io lo ricordo di un disordine e di una sporcizia inauditi, litigavamo sempre per questo. siamo stati anche "sfrattati" da una casa per questo.
non sono una campionessa neanche io, si intende, ma lui superava il limite su tutto. dalle cartacce dei gelati incastrate nel termosifone all'armadio vuoto e tutto il suo contenuto sul pavimento, roba pulita e sporca mescolate. mai lavato un piatto, mai fatta una lavatrice. mai buttato la spazzatura o passato l'aspirapolvere. facevo tutto io.
ora chissà come si è organizzato.
chissà come gli vanno le cose.
non lo saprò mai, non glielo chiederò, non sono cose che mi riguardano più.
lui la sua freddezza il suo essere ieratico e imperturbabile. ora stanno lì, e io invece.
io sto qui.

venerdì 23 gennaio 2015

l'ortica il limone e l'artrosi

il mio ginocchio sta passando un buon periodo. dopo un intervento di ricostruzione LCA riuscito non troppo bene, un secondo di limatura della condropatia, ho iniziato a soffrire di artrosi. gonoartrosi femoro-rotulea. la mia cartilagine è consumata e le ossa sfregano una contro l'altra. a volte mi sono fermata da lavoro per una settimana intera e zoppicavo vistosamente.
ma siccome la speranza è l'ultima a morire e se dovessi diventare davvero mamma non è carino che io sia anche zoppa, ho iniziato a piantarla con gli OKITASK come piovesse. ho decisamente ridotto il consumo di caffé (da 8 al giorno a 1 al giorno, sono brava dai) e ho iniziato a fare due semplicissime cose:
due limoni spremuti ogni mattina
una tisana all'ortica da mezzo litro ogni mattina
queste cose servono a prevenire il dolore e stanno incredibilmente funzionando.
certo, oltre all'ortica ci vorrebbero anche altre piante, e la tisana dovrebbe essere di un litro e mezzo, ma il mio thermos tiene solo mezzo litro.
e me lo porto a lavoro.
da mesi sto meglio, il ginocchio è solo un po' arrugginito alla mattina presto, magari un po' peggio quando fa particolarmente freddo, quelle giornate col ghiaccio sul parabrezza per dire. ma facendo due passi a velocità spedita mi passa.
mi aiuta a controllare la fame, mi sento meglio, ho più energie e più voglia di fare, anche se il venerdì in ufficio la voglia di fare non è mai proprio travolgente, come oggi, difatti sto scrivendo qui. me lo permetto però, perché ieri nonostante la notte insonne ho portato avanti un lavoro che andava evaso in otto giorni e che io vo svolto dalla A alla Z in tre sole ore. ho la scrivania immacolata. ho evaso anche le pettole quelle che lasci sempre lì perché proprio non ti va. il counter del mio scanner segnava 1400 pagine.
io spero che funzioni e che vada tutto bene. che sia davvero l'inizio di una nuova storia da raccontare, come dicevo qualche post fa.
certo smettere di fumare e di bere sarebbe un ulteriore passo avanti ma alle sei e quaranta arrivo a casa da lavoro e la prima cosa cui penso è prosecco, la seconda è sigaretta, perché sono esausta e sono le mie coccole.
ci si consola anche con la cioccolata peccato che a me la cioccolata proprio non vada giù. non mi piace il sapore. e non mi da quello stordimento che solo l'alcol e la temporanea anossia da nicotina e catrame sanno darti.
lo so che sbaglio.
ma tanto sbaglio tante cose.

giovedì 30 gennaio 2014

"il mio primo ciclo"

leggo su facebook di un gruppo di ragazze che hanno fondato la pagina facebook con questo titolo. il mio primo ciclo. dove si parla delle prime esperienze mestruali.
e chi usava l'assorbente grande, la mutanda nera, la mamma che senza il minimo pudore segnava sul calendario le date.
io ho NASCOSTO LE NOTIFICHE. mi disturbava proprio vedere questo gineceo dialogare su una cosa invereconda come quella.
ma il ciclo è una cosa naturale, potrebbe obbiettare chi legge. e io rispondo che anche la merda è naturale, anche il mal di denti, la vigliaccheria e le caccole tra le dita dei piedi, ma non per questo si deve fingere che sia una cosa bella e parlarne quasi orgogliosi di poterlo fare.
sono ginofobica. le donne mi mettono ansia. paura. e sconforto.
le donne non sanno fare un cazzo e quello che sanno fare lo sanno fare grazie agli uomini. le poche volte che ho stima di me stessa è quando faccio cose da maschio, come ad esempio trasportare pesi andare dal meccanico imbiancare una parete o bestemmiare o ubriacarmi.
o meglio. le donne sanno fare molte cose, ma quello che sanno fare è l'esatto contrario delle cose che penso siano importanti nella vita.
sanno spaccare il capello in 4
sanno piangere e fare pena
sanno consigliarti trucco e parrucco
sanno spendere cifre esorbitanti in abiti scarpe borsette parrucchiere
sanno tutto sulle cure naturali
si incazzano e non si sanno dominare
sono instabili
sono deboli
alcune di queste cose fanno parte di me e pertanto le ammazzo e cerco di mortificarle. tempo fa avevo paura di guidare l'auto. ero terrorizzata. così, considerando questa fobia tipicamente femminile, mi sono arrabbiata. e ho cominciato a sbattermi una spazzola di legno contro il cranio. e più paura avevo più forte sbattevo
il risultato è stato la testa piena di bernoccoli
e un'auto da guidare.
perché è così che vanno trattate le donne. a sprangate in testa.
un'altra volta ho avuto la gastrite a causa dei troppi caffè bevuti. e ho cominciato a berne ancora di più e a cercare di essere felice del male allo stomaco che sentivo, se fossi stata uomo non credo mi sarebbe venuta la gastrite. il risultato sono stati meritatissimi crampi. perché è così che vanno trattate le donne, intossicate e avvelenate fino a quando non diventano forti come un uomo.
il mio primo ciclo è stato in quinta elementare. avevo 10 anni. compagne di scuola belle come fili d'erba che giocavano con le barbie, io già in sovrappeso e potenzialmente in grado di concepire figli. di quel giorno ricordo il dolore e la sporcizia. avevo l prove col coro dei bambini e stavo male ma mia madre, alla quale ho confessato la vergogna, mi ci ha mandato ugualmente.
quando ho avuto l'età della ragione (e ogni mese dissenteria e 39 di febbre) ho iniziato ad imbottirmi di aulin. otto, dieci pastiglie nelle prime 12 ore di ciclo. aulin aulin aulin. mi avevano detto che sarei morta, che lo avrebbero ritirato dal commercio. meglio, pensavo.
poi niente. è finita. ora prendo la pillola ed è finita. uso i Tampax. prendo la pillola pur fumando 30 sigarette al giorno. rischio la trombosi? bene perfetto vediamo se è vero.
questa è la femminilità per me. una cosa da sfidare, ammazzare, avvelenare e mortificare.

giovedì 23 gennaio 2014

de invidia

tutti abbiamo i nostri difetti. talvolta ci piace anche ammettere di averli. i sette peccati capitali, no, presente? e tutti a dire "io ho la lussuria" oppure "io ho la gola"
raramente qualche temerario dice "io ho la PIGRIZIA"
ma il peggiore dei difetti, quello che nessuno ammette di avere, l'invidia, che poi è anche il più diffuso
ecco, quello
più inconfessabile.
ecco di questo vorrei parlare
l'invidia è quella cosa che ti fa sentire un gradino sotto agli altri, ma anziché a migliorarti per raggiungere il loro superiore livello, lei ti spinge ad affossare loro.
se non posso essere bello come te, allora ti renderò più brutto di me.
se non sono intelligente come te, cercherò di spargere la voce che sei stupido e tutti penseranno che si stupido
se hai una bella casa io ti ci faccio la cacca in soggiorno.
questa è l'invidia.
se non la capisci, se non l'ammetti, lei si traveste da altro.
"tu sei meglio di me e difatti ti stai montando la testa. ti danneggio per il tuo bene affinché tu impari cosa sia l'umiltà"
"tu sei meglio di me io sono soltanto una lurida megera che non può che fare cose da lurida megera"
"tu sei stato bravo, io no ma tu sei stato fortunato,
"non fraintendermi, io sono contenta per te. solo che quelle cose le desidero tanto anche io ma non potrò mai averle perché (.... segue lista di traumi infantili)"
"non è invidia. no non ti invidio. sono la volpe e a me l'uva mi ha sempre fatto schifo e sono allergica"
l'invidia nasce dall'insicurezza.
questo mi porta a dire, da storicamente insicura quale sono, che le persone insicure tendenzialmente sono dei pezzi di merda.
sarebbe da capire, l'insicurezza a sua volta da che cosa nasca.

comunque
mi chiamo betta.
ho avuto in passato il cuore spezzato ma ora il mio cuore sta meglio.
ho avuto in passato delle storie che mi hanno ferita.
ho ferito anche io e non avrei voluto. alcune volte è stato necessario. ma la maggior parte non lo era, in quel momento lo pensavo ma potevo invece evitarlo.
mi chiamo betta e chissà quante volte sbaglierò ancora.
non vedo grandi margini di miglioramento.
mi chiamo betta e vorrei cantare come mina e invece so solo lamentarmi.
ciao